MadreDonna - testo a cura di Sandro Iovine

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"S'i' fosse foco, arderei 'l mondo; s' i' fosse vento, lo tempesterei; s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo" e s'i fosse critico d'arte invocherei i nomi che han fatto la storia dell'arte occidentale per descrivere un lavoro che spazia sincreticamente all'interno di un arco temporale che dal medioevo lambisce i giorni nostri. L'immersione nella riflessione sul contemporaneo non può infatti prescindere dal portato storico che emerge iconicamente nella contaminazione formale che si rifà a canoni consolidati, ancorché non accettati in modo passivo. Il concetto, traslato, si ritrova esplicitato nella lingua giapponese dal kanji (carattere cinese) con cui si scrive la parola ima che esprime il temporale di ora, adesso. Questo ideogramma (definizione in verità non del tutto propria) si presenta nella parte superiore come una specie di tettoia al di sotto della quale altri due segni rappresentano l'accumularsi delle cose al trascorrere del tempo. Ovvero: il momento attuale è la risultante della somma di tutti quelli che l'hanno preceduto. Trasferendo con la debita flessibilità il concetto al gesto creativo, esso non può che presentarsi come la somma delle conoscenze, specifiche e non, accumulate dall'autore nel corso della propria esistenza.
Emergono quindi con chiarezza nelle opere i riflessi di un'arte medieovale di stampo religioso emulata e al tempo stesso contaminata da influenze di matrice Pop fuse qua e là in collage di immagini dall'impianto documentaristico. E ancora sentori di arte povera e vaghi accenni al ready made, perfino associazioni che potrebbero (pur non essendolo) rimandare a produzioni seriali pervase di inquietudini nere mutuate da un panorama di espressione visiva contemporanea. Infine immagini destinate a perdersi in trasparenze cariche di promesse di una visione che si espanda oltre la superficie dell'opera, ma nei fatti fisicamente negata. Legno e oro dal sapere medieovale convivono a fianco di reti metalliche e lastre di plexiglass.
Sullo sfondo una formazione culturale, quella dell'autore, che risente, inevitabilmente (e a dispetto delle eventuali convinzioni personali) di un'impronta legata alla religione. Un'influenza che contamina fortemente la progettualità del lavoro e che passa attraverso le scansioni create sulla base di una figura femminile altamente simbolica per la cultura occidentale, quella della Madonna. Proprio la sua esistenza a cavallo tra storia e fede, riassume in cinque momenti che esprimono non la simbologia conclamata, con il relativo portato di intenzioni e convincimenti, quanto piuttosto una contemporaneità che si muove all'interno del tempo attraverso una ciclicità che consente riletture continue dei segni scelti dall'autore. II significante, in perenne fluttuazione rispetto al significato, genera un processo cinetico che costringe la coscienza a uscire dal proprio stato di torpore intellettuale, costringendola ad accettare l'ineluttabilità del moto.
Nell'ambito di questo processo è uno spazio di indefinitezza che definisce il senso del gesto artistico che ha mosso la creazione delle opere. Le cinque tappe della biografia mariana sono il pretesto attraverso il quale l'autore mette in discussione il contemporaneo stimolando la riflessione su di esso senza la volontà di offrire allo spettatore una risposta che potrebbe anche non esserci in assoluto. Il fine è promuovere un rallentamento del vortice quotidiano in cui ognuno di noi è costantemente immerso, finalizzando il cambio di velocità alla produzione di quello stimolo indispensabile per raggiungere una dimensione di confronto proattivo rispetto alla contemporaneità. Avviare l'indagine dei singoli spettatori, come riflesso della propria ricerca è quindi la finalità sulla quale si esercita la dimensione speculativa del lavoro. I frammenti che compongono le singole opere, agendo come rimandi non auto-conclusivi generano infatti la consapevolezza di quella coscienza che è costretta a scendere in campo nel tentativo di ricostruire le parti mancanti di quell'ipotetico puzzle composto da frammenti che si ispirano al passato per raccontare l'oggi. La Madonna (emblematicamente ponte tra l'umanità della procreazione, tramite della continuità della nostra esistenza come specie, e il divino che da essa si genera) non ha bisogno di essere esplicitata. È sufficiente alludervi per completare l'avviamento del processo. Sarà il vissuto individuale dello spettatore che, fondendosi con quello proposto dall'autore, farà il resto. Nella speranza che, in questo modo, più che trovare risposte, che forse nemmeno esistono, si acquisisca la consapevolezza di un Esistere, il proprio, composto da un mosaico di frammenti e conoscenze indispensabili per pensare di muoversi con coscienza di sé nel Mondo.

Sandro Iovine