MadreDonna - testo a cura di Lorenzo Ceribelli

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Maria viene venerata sotto tanti titoli: in quest’opera di Alek Pierre Maria emerge come «Madre dell’umanità». È un tutt’uno: la Madre che si “perde” nei figli e i figli che si “perdono” nella Madre.
Nella singolare visione dell’annunciazione, l’autore stravolge la simbologia classica dove l’angelo è sempre rappresentato solenne, serio ma pacato, in quanto latore di un messaggio di salvezza destinato all’umanità. Giustamente Alek Pierre, nel contestualizzare l’annuncio al giorno d’oggi, mette risalto quello che i media annunciano tutti i giorni: morte, distruzione, catastrofi… mi riporta immediatamente al secondo annuncio avuto da Maria da parte di Simeone al tempio: «una spada ti trafiggerà l’anima».
Nella moltitudine di impronte lasciate dalla folla emergono le orme di due piedi nudi dorati: quale migliore rappresentazione del «ha guardato all’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata»? Quei piedi nudi, in mezzo a tante scarpe, segno di povertà, richiamano un’altra donna umile, Bernadette Soubiroux, che nel testamento spirituale ha scritto: «grazie per la mia ignoranza e per la mia stupidità, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avresti scelto quella…»
È nel trittico della natività che più emerge la maternità di Maria che genera l’umanità intera: il forte contrasto tra l’oro e il blu, fra la grande aureola con il titolo “Madre di Dio” e le masse intruppate negli eventi storici più tragici, raffigurano i due aspetti del parto, il grande dolore fisico e la gioia immensa della nascita del figlio. L’umanità trova in Maria la speranza di salvezza: quel Figlio che le esce dal ventre…
La fuga in Egitto è di un’attualità sconvolgente, solo che ora la direzione della fuga è esattamente all’opposto di quella narrata nel vangelo di Matteo. Fa pensare che anche Maria e Gesù sono stati “migranti”!
Il rosso che campeggia nello Stabat Mater non riesce a far passare in secondo piano la voragine centrale: inghiotte tutto, anche il sangue. In quello stare sotto la croce, impotente, impossibilitata ad aiutare il figlio adorato, Maria diventa corredentrice e in quel preciso istante diventa madre nostra: «donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre». Al grido di Cristo in croce fa eco il silenzio della Madre, della Donna: lì tutto viene inghiottito, tutto!

Lorenzo Ceribelli