Le Sette Opere di Misericordia - DREW, Autumn-Winter 2013/14

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LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA - ALEK PIERRE

Ho interpretato il tema Religioso più come dedizione verso qualcosa o qualcuno invece
che in senso strettamente letterale e tematico.
Ho voluto mettere insieme critiche ed elogi verso la società odierna, e verso il singolo
attraverso una struttura circolare collegata dal DO UT DES, inteso sia come il classico
dare per avere in cambio, quindi evidenziando un’atteggiamento opportunista molto
frequente, che nel bisogno dell’essere umano di non sentirsi solo, di avere continui
appoggi emotivi ed incoraggiamenti. Vi sono però due persone, un uomo ed una donna,
che danno senza ricevere a simboleggiare (in senso lato) il sacrificio di DIO per l’umanità,
e gli sforzi di grandi personalità storiche come Madre Teresa di Calcutta o Gandhi, la cui
vita è stata dedicata al prossimo senza nulla trarre per se stessi se non la soddisfazione
ed il piacere di vedere altri sorridere. (Madre Teresa la definiva una diversa forma di
egoismo la sua; trarre piacere nel procurare benessere)
La figura centrale dell’immagine è retta da Narciso, simbolo (in questo caso) di estetica, ed
amore per se stessi. E’ certamente colto nell’atto di specchiarsi, con un aspetto tutt’altro
che fresco e bello, è sofferente, stanco, consumato dal desiderio di aversi e non poterlo
raggiungere, il suo riflesso è al di là, è imprigionato e contornato da tanto sfarzo (a
simboleggiare l’importanza che oggi diamo all’aspetto e l’immagine che supera la
sostanza e la personalità che contraddistinguono gli esseri umani) quella stessa immagine
rappresenta la rottura del cerchio, l’impossibilità di continuità del genere umano, l’idea di
famiglia (estesa ad ogni orientamento sessuale, la mia non è assolutamente una critica
verso l’omosessualità, essendo narciso così definito dalla critica). Narciso è condotto alla
morte, al suicidio. Per me l’atto di riflettersi è corrispondente al gesto di misericordia di
“visitare i carcerati”.
Le persone che pensano solo a se stesse, a raggiungere i propri obiettivi ad ogni costo
finanche scavalcando e/o distruggendo la vita degli altri, creano inevitabilmente danni a
coloro che gli stanno vicino; gli amici si trovano spesso a doversi sobbarcare dei problemi
da loro creati, cercare di porvi rimedio. Questo è un grande gesto di umanità spesso
dimenticato e non riconosciuto, che sfocia inevitabilmente nell’ingratitudine per chi ci sta
vicino. La figura che regge la cornice rappresenta l’Amico, nobile, e pronto a soffrire e
sacrificarsi, regge il peso dell’immagine e le conseguenze da essa generate. è colto
nell’atto di “seppellire i morti”. La figura di un soggetto di colore discute l’importanza storica
di una razza vittima di ingiustizie e sottoposta a schiavitù per secoli. Resa ora nobile
nell’atto descritto.
il suo sacrificio porta delle ferite che vengono pulite da una donna sdraiata a terra a
simboleggiare la figura femminile da sempre sottomessa all’uomo, e colta nel doppio atto
di “curare gli infermi” ed emanciparsi con lo slancio verso l’alto del proprio viso, come
aspirazione a qualcosa di più.
Al centro la figura maschile salda, che da senza ricevere. colto nel duplice atto
misericordioso di “dar da mangiare agli affamati” e “dar da bere agli assetati”.
Un pellegrino è colto nell’atto di “coprire gli ignudi” in senso protettivo verso narciso, verso
il singolo e verso la società. Un tentativo che potrebbe certo interrompere la circolarità ma
non rende meno importante il nostro bisogno di protezione, la necessita di
prendersi cura di qualcuno e dall’altra parte di sentirsi accuditi. Un gesto caritatevole che
simboleggia l’amore, la condivisione, il bisogno di sentirsi importanti per qualcuno, un
modo per dare un senso alla nostra vita.
Ed è qua che la donna riscatta la sua posizione precedentemente descritta, colta nell’atto
di “ospitare i pellegrini”. Una donna salda che agisce per il prossimo senza nulla trarre,
che simboleggia ora la famiglia, l’accoglienza ed il calore umano.
Ringrazio Caravaggio per essere costante fonte di ispirazione per me, non solo nella
rappresentazione ma anche e soprattutto nelle tematiche da lui trattate. il titolo del mio
lavoro è preso dal su omonimo dipinto LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA, realizzato
tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607, attualmente conservato al Pio Ponte della
Misericordia di Napoli.
lo sviluppo editoriale di questo lavoro è organizzato nel seguente modo:
immaginate di avere un libro d’arte che vi descrive un opera di qualsiasi autore, nel
descriverla separerà le singole figure per parlarvene.
Cosi ho deciso di mantenere la stessa posa dei modelli ma cambiandogli il look, quindi
avvicinandomi ai singoli soggetti per ritrarli nel loro gesto.
grazie per l’attenzione
Alek Pierre
Le Sette Opere di Misericordia