Terra Santa - Israele

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L’esperienza del pellegrinaggio è stata sicuramente formante. La rifarei tale e quale pur avendo il completo distacco dalla chiesa (qualunque essa sia) e le sue tradizioni.
Sono felice di poter rinnovare questo distacco e triste dell’accresciuta paura che ho delle masse, di greggi, per l’appunto, dove si segue incondizionatamente qualcosa o qualcuno “forse” per paura o ignoranza (in alcuni casi) che inevitabilmente sfociano nel fanatismo.
Mi sono costantemente chiesto se la parola di Dio, un dio buono, misericordioso, che professa l’onestà, la pazienza, il rispetto, l’uguaglianza, la tolleranza, l'umiltà.... sia stata veramente compresa e sia giunta nei cuori delle persone.
Con fascino ho osservato le diversità e le tradizioni religiose, ho apprezzato chi ha pregato in un profondo raccoglimento interiore, senza manifestazioni esagerate o finanche ridicole che mai potrebbero attirare l’attenzione di una divinità se non quella di un passante critico come me.
Ho assistito a cori morbosi con persone che si sbattevano per terra, ho visto frati incoraggiare i loro pellegrini nello spaccare la roccia su cui Gesù è passato per portarsene dei cocci a casa, sono stato spinto nella “gara” a chi arriva per primo al sepolcro; ho dovuto nascondere la croce che avevo al collo; ho dovuto ascoltare il rosario ogni volta conclusa la messa quotidiana (dalla quale sono quasi sempre riuscito ad astenermi).
Allora ho pensato a mia nonna, che non poteva più uscire di casa, senza rocce misericordiose, senza potersi inginocchiare sul Golgota, senza la forza di spingere una folla accanita che vuole strusciarsi sulla roccia della natività, e mi sono chiesto se la grazia le sia stata concessa ugualmente, se i suoi peccati siano stati purificati senza aver potuto bagnare i piedi nell’acqua del giordano. La risposta per gli atei è evidente. Quello che spaventa è la risposta del fedele, che esorto ad immedesimarsi in queste persone meno fortunate per rendersi conto che il feticismo, la lotta fisica e la morbosità non portano da nessuna parte, perché tutti siamo “uguali davanti al signore” credo sia sufficiente pregare una volta sul sepolcro, e su ogni altro punto senza togliere spazio a nessuno, senza rendersi belve o litigare, senza deturpare un luogo sacro, perché io RISPETTO anche ciò in cui non credo e mi fa male non essere trattato alla stessa maniera da chi cerca di insegnarmi ad essere una persona “buona e giusta”.
Nell’assistere a queste milioni di preghiere, mi domando ancora una volta quanti abbiamo dedicato un secondo per rendere Grazie, grazie per essere li, grazie per tutto ciò che di buono hanno avuto e grazie per aver potuto godere della meraviglia della natura, del diffondersi della luce, del rumore del vento e del suo accarezzarci la pelle. Non è forse in tutto questo il nostro “DIO”?

qualcuno del mio gruppo avrebbe preferito un viaggio più spirituale e meno turistico. Io mi chiedo perché allora non lo si intraprende da soli? Mi chiedo perché questa spiritualità tanto voluta non la si cerca dentro di se? Io sono andato in Israele per conoscere, per vedere, per sentire, per capire. Il Tempo per la preghiera è senza sosta, si può fare in ogni momento senza limitare gli altri. E’ personale. Scorgo continue contraddizioni. Pur di fare la messa il gruppo ha perso il tramonto su Nazareth, le opere di Chagall e si è visto chiudere le porte di basiliche con storie da raccontare.

Mi sono sentito diverso.
In questo, un nuovo timore mi è balenato alla vista:

L’accettazione incondizionata di qualcosa che in realtà non senti tua!
L’ essere diverso che spaventa. Questo aiuta a capire dall’interno molte dinamiche che hanno costruito la storia, arrecato danni, limitato la libertà, generato repressione, stress e angoscia: mi ricollega alle parole del libro “cigni selvatici” dove non aderire solo nel proprio io al MAOISMO spaventava, si viveva l’ansia del “cosa c’è di sbagliato in me che non riesco ad accettare veramente questi ideali?”
E allora puoi combattere, puoi provare ad esprimere le tue idee sino a farti quasi dare ragione dal silenzio altrui, incapace di avvalorare e motivare le proprie scelte, vai a sbattere contro un muro dove pensi di essere l’unico a rimane scalfito. Rinunci a praticare il tuo pensiero per non soffrire di più che scegliere una vita senza libertà. 

Questi sono solo alcuni pensieri che ho maturato durante un viaggio a mio avviso MERAVIGLIOSO, che chiunque dovrebbe fare; spunti per riflettere, spunti per ispirarsi, spunti per auto-giudicarsi, perché ogni domanda che mi pongo sul prossimo nasce dalla paura che ci sia qualcosa di sbagliato in me.