Alek's Blog

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Stabat Mater - MadreDonna

il passo che precede la pietà.
profondo, riflessivo.
uno sguardo, disperato e deluso al tempo stesso, verso il figlio morente. Un pensiero martellante sul perchè un uomo per metà divino avesse lasciato che lo
crocifiggessero.

un mondo spaccato a metà tra chi genera la guerra come fosse una partita di scacchi e chi la vive giorno dopo giorno tra bombe e grida tormentate .

Fuga in Egitto - MadreDonna

abbandonare la casa da un momento all’altro senza sapere dove andrai come ci arriverai.
abbandonare la propria vita.
quasi innumerevoli le anime che brancolano nel buio in cerca di salvezza.
profughi, minoranze, persone senza più un riferimento.

guardando al passato è forse cambiato qualcosa?
la storia ha certamente insegnato ma l’uomo ha mai imparato?
in questa folla viviamo il paradosso:
il punto di libertà rappresenta l’oppressione. ognuno scavalca il prossimo senza badare a conseguenze, nutrito solo dal proprio ego.

Natività - MadreDonna

La Madonna con bambino rappresenta colei che dà la vita, quindi la vita stessa in senso generico. da bambino ad adulto.
Che relazione instaura la madre con lui?
lo amerà incondizionatamente?

si evidenzia l’atteggiamento polemico dei giorni nostri.
l’identità della madre affievolisce in una
società che impone desideri e sentimenti, strumentalizza la fede attraverso la condanna, la colpa, il potere, lo spirito e la politica.

alle polemiche seguono i fatti o ai fatti si accavallono le polemiche?

Magnificat - MadreDonna

simboleggia l’umiltà, la disponibilità e la semplicità, dietro cui si cela la vera forza d’animo che alimenta i “giusti”.

un mondo contaminato rischia di perdere questi valori. in questo terreno scivoloso ed instabile possiamo ancora contare su noi stessi? siamo pronti ad inginocchiarci? a ferirci? rialzarci? pronti per aiutare il prossimo?
descrive l’interazione tra ambiente-uomo e ambiente-società.
una distesa di fango mista con prodotti commerciali ed orme di scarpe.
qui, a piedi nudi, si muove un’anima, ora caritatevole, ora povera ed indifesa.

Annunciazione - MadreDonna

questo passo simboleggia la speranza, l’arrivo di una vita che possa migliorare l’esistenza umana nei rapporti e nel rispetto reciproco.

oggi mi viene annunciata solo morte e sofferenza, raggiunta nei modi più cruenti.
e’ certamente un tipo di informazione che sovrasta le altre per importanza ma ancor più ci pone di fronte ad una realtà in cui ci sentiamo impotenti, impauriti, o forse distanti e codardi?
l’angelo diviene così la morte, con le sue ali antiche e decadenti, consumate dall’eternità e protese verso un destino già segnato.

Come un sassolino può inaugurare una frana - Alek

quello che avrei voluto dire…
Il progetto che ho sviluppato quest’anno trova le sue radici in molti viaggi e in molte letture, nasce dal confronto con persone sensibili e colte che hanno avuto la pazienza di guidarmi verso nuove comprensioni.
Quel desiderio di sentirmi libero, di svincolarmi dal campo in cui opero (che scelsi con entusiasmo ed orgoglio), nasce dalla profonda delusione che ho provato per il mondo della moda, ormai troppo effimero per voler ancora raccontare qualcosa, esprimere emozioni, trasmettere esperienze. Parlo certamente della fotografia editoriale di settore.
Il primo dei quadri cui ho lavorato (Stabat Mater) contiene l’essenza di ciò avrei voluto sviluppare, poi evoluto in qualcosa di diverso, di nuovo per me.
… e così nella figura di Maria ho scoperto quella ricorrenza di eventi che viviamo ancora… ho trovato il simbolo, la metafora più conosciuta e fruibile per discutere la Società.
Ho visto nell’annunciazione le numerose informazioni che oggi riceviamo di giovani vite spezzate cruentemente, non più la gioia di nuove nascite. Ho visto nel Magnificat la nobiltà di un gesto umile in un terreno impervio, la fatica che molti uomini affrontano giorno dopo giorno per continuare a vivere, il sacrificio per la vita di un figlio in un mondo bombardato che si riedifica ancora sulle macerie. Nella Natività ho visto la debolezza di un’identità che inevitabilmente scompare, spinta e tirata dalle voci e le pretese della società. Nella Fuga in Egitto, mi sono comparse davanti un' infinità di anime bisognose che scappano dalla guerra e dai soprusi, che affrontano ogni giorno nuovi ostacoli nella lotta per la sopravvivenza. Ma la fuga è ovunque ed è per chiunque che, di fronte ad un mondo che sta crollando, resta legata alla superficialità delle preoccupazioni quotidiane. Inevitabilmente nello Stabat Mater non potevo che vedere le lacrime e la delusione, l’accettazione e la rinuncia. Siamo spettatori di tragedie, siamo vittime e carnefici. In questa incapacità che decanta, veicolo un messaggio di tolleranza. Quante volte attacchiamo il prossimo, quante volte alziamo la voce, quante volte mettiamo regole a cose che di fatto ostacolano la vita anzi che semplificarla, accrescendo quell’insofferenza che genera i conflitti più sciocchi? (facendo da breccia ad una guerra di proporzioni maggiori) Anche le più piccole azioni determino eventi che non possiamo immaginare, più grandi di noi.

Come un sassolino può inaugurare una frana…

MadreDonna - testo a cura di Massimo Innocenti

LA PIRAMIDE ROVESCIATA
ovvero l'ombra del triangolo

Mostrare, palesare: offrire il dono, come la manifestazione di un pensiero attraverso una iconografia , è il senso stesso delle Pale situate su gli altari. Queste erano poste come “racconta-storie” di avvenimenti in cui i fedeli potevano rispecchiarsi e informarsi e da queste scene ne traevano conoscenza, ma anche ubbidienza nel manifestarsi: la scena era un racconto che doveva informare e far credere che quell'immagine fosse divina, unica, essenziale per ogni credenza.
La scelta che l’autore ha fatto sta nel considerare le sue cinque opere come pale, e composte in trittico (spesso le pale d'altare erano fatte in trittico, era la moda del tempo, o meglio ancora la regola, perché Tre era il segno divino e Tre era la Santità, ma era anche la necessità di suddividere un racconto in tre parti, in tre momenti essenziali per il soggetto che si andava a raffigurare. E’ anche vero che non tutto veniva suddiviso e molte pale erano in un pezzo unico, ma con una corniciatura dove altre piccole raffigurazioni venivano espresse).
Analizzo singolarmente le cinque raffigurazioni, perché le trovo diverse l'una dall'altra, o meglio, hanno ognuna una loro personale espressività. Si riconosce benissimo la sua sensibilità ed analisi, ma è anche evidente il suo bisogno di tracciare una storia che abbia un diverso linguaggio, come dire, alcune si imbattono verso una simbologia più concettuale, altre su una visione più popolare, in queste, quasi rasenta il senso dell'ex-voto togliendogli il voto e l'ex, ma lasciandogli lo spirito evocativo e semplice della raffigurazione. Nell'altro, invece, cerca la simbologia del concetto, come quasi la raffigurazione monumentale dell'avvenuto e in più drammatizza il tutto con la sua essenzialità , con il valore dell'assenza che diventa presenza.

Annunciazione:
Nella descrizione, l’autore, spiega bene il suo punto di vista e lo fa con acutezza e con la giusta esplicazione di rendere evidente ogni scelta simbolica.
L'angelo annunciatore, colui che porta la parola, l'avvento di una notizia-simbolo, è l'inesauribile, l'essenza stessa dell'assenza, il decalogo del verbo che si fa spirito e si tra-manda versus colei-colui che attende e che non sa , ma avverte. L'avvertire nella tradizione era una specie di pensiero: i profeti avvertivano una certa situazione e questa avveniva oppure no, ma si manifestava in una loro simbolica appartenenza.
Qui L'angelo è come una visione medievale, una pittura di Beato Angelico fino a raggiungere quella staticità che possiamo trovare nell'annunciazione di Leonardo. Una raffigurazione antropomorfa; una “iconografia classica”. Ma l'attenzione che pone nella conoscenza lo rende diverso, voglio dire: immediatamente ho rivisto Burri nelle ali-mantello dell'angelo e la scelta monocromatica accentua ancora di più il gusto della catramatizzazione della scena. Un opera plastica e polimaterica che trova nel dinamismo neo-dada e neo-futurista, l'essenza del dramma interno. L'angelo della morte riprende vita attraverso il suo stesso mistero: annuncia se stesso riproducendosi in ogni modo, ma solo una parte; la testa-cranio, creando un gioco di specchi anti-riflettenti e che invece di farci vedere ci fa scoprire il vero volto, la morte dello stesso avvento; non più la salvezza , ma la fine , o peggio l'inganno di un anticristo: Il rovescio stesso della triade: è angelo di Dio o l'angelo caduto sulla terra che diventa demone?
Ma ci induce ancora alla riflessione, pone il cranio dell'angelo come quello di Maria, ecco che crea una similitudine rovesciata, l'anti madre che incarna l'anti figlio e nello stesso momento diventa un vortice iconoclasta, dove la trasfigurazione è immagine scenica e la suddivisione diventa espressione.
E' un lavoro molto interessante e che ha saputo cogliere aspetti del novecento, ma anche ha saputo prendere dalla tradizione quegli elementi che fanno parte del mito popolare. Un'altra cosa mi viene in mente vedendo il lavoro; ci sento molto del linguaggio barocco, ma non il Bernini o chi per lui, ma quelle raffigurazioni tardo barocche dove la paura della vita era pari alla morte e dove il pensiero religioso lentamente lasciò il posto a un 'altro pensiero , forse più canonico, ma altrettanto incarnato di paura e misticismo, mi riferisco al primo neoclassicismo, quello che veniva usato per i cimiteri monumentali.
Aggiungerei altri esempi dove rivedo la sua dimensione; mi riferisco a un quadro di Francis Bacon, studi dal ritratto di papa Innocenzo X di Velazqez, e a un artista della fine degli anni 70, che fondò il nuovo espressionismo, artista tedesco, Anselm Kiefer , nell'opera Icaro .
Penso. Anche se loro lavorano con la pittura, trovo che ci sia una certa assonanza “drammatica” e una specie di ribaltamento iconografico che in un certo senso anche l’autore segue.

Magnificat
Questo lavoro, secondo il mio punto di vista, fa parte di quella visione dove il concetto diventa simbolico. La tendenza è all'astrazione informale, ma con un poli-materialismo che rasenta la plasticità. Ancora una visione che rimanda a Burri, ma con quel carattere realistico che in Burri manca, ma che invece in certe raffigurazioni più materiche possiamo trovare: ad esempio tutta la tendenza artistica degli anni 80, 90, dove certe visioni magmatiche e compositive facevano da sfondo a una reale esigenza di manifestare un disagio. Provo a dare un esempio che però è lontano dalla visione pittorica, intendo la Land Art, ma solo negli aspetti dove la materia naturale si trasforma in presenza, es. Ana Mendieta in Islo. E' vero la land Art ha come concetto l'ambiente e la naturale espressione di un elaborato innestato nell'ambiente stesso, ma in un certo senso questo lavoro potrebbe esserlo se trasportato fuori, in un luogo altro, dove l'essenza naturale ricerca un suo diverso significato e dove certi segni danno forza al concetto espresso. Nella melma che rappresenta c'è un mondo di accantonamento e di sommerso, come uno stagno putrido e infetto può lasciare evidenziare. Un Inferno dantesco dove i corpi non ci sono, ma ci sono solo le cose abbandonate e metamorfizzate nella melma, e non una melma primordiale, ma bensì una sostanza infetta che non lascia scampo. Poi sceglie di sollevarsi, di lasciare solo delle impronte di un viandante possibile...un Cristo sulle acque? O un disperato sopravvissuto a un esplosione nucleare? Questo a lui non importa ed è giusto, ma una possibile analisi viene spontanea: i segni lasciati, segni di un uomo, sono impronte di un salvatore che lentamente fuoriesce dalla melma? o la nascita di un nuovo uomo che dai sui stessi rifiuti subisce una catarsi e diventa “Santo”? Uso il termine Santo nel modo più antico, l'onnipotenza , l'inviolabilità della purezza, il Dio unico. L’autore lo rende evidente proprio nel colorare in oro le impronte. Nella cultura ortodossa, ma anche in quella paleocristiana e nel medioevo, l'uso dell'oro rappresentava la Santità, la luce eterna, il Dio generatore di ogni cosa. Questa opera ha in se uno status didascalico e nello stesso momento divulgativo, è, forse la più esplicita e la più fruibile nel testimoniare una purificazione. Concettualmente sono molti i riferimenti e artisticamente sta tra l'attesa di una possibile installazione e la sua decorabile affermazione; in altre parole compie bene il suo messaggio e lo rende chiaro usando la storia e il possibile trasformismo di essa con un apocalittico messaggio ( il termine apocalittico lo intendo nel suo significato originale; rivelare), annuncia una possibile uscita.
Posso dire che tra tutte le opere è quella che potrebbe anche spostarsi dall'immagine pittorica e trasformarsi in una vera installazione che è e diventa cardine delle altre opere. Insomma sarebbe la chiusura di un percorso fatto di iconografie raccontate per giungere nel luogo scelto, nuovo e caritatevole.

Fuga in Egitto.
Quest’ opera segue lo stesso schema-concetto dell'altra.
Qui è ancora più evidente il richiamo verso un'espressione simbolico-concettuale, ancora di più lo rende esplicito l'uso distaccato di materiali in apparenza lontani e non solo; la dimensione diventa tridimensionale, plastica e assoggettata ad uno spazio possibile che interagisce con gli elementi che lui sceglie. Proprio gli elementi che sceglie denotano una caratterialità formale ed espressiva, quasi didascalica , ma efficace nel loro essere simbolo e segno. In questo lavoro il richiamo all'arte povera è evidente, ad es. Kounellis, Mario Merz e tutti quegli artisti che hanno svolto, attraverso l'uso di materiali “poveri”, una ricerca sociale-ambientale, conducendola verso il richiamo delle tradizionali culture arcaiche,usando materiali esistenti ma ritrasformandoli verso un'altro valore concettuale.
L'uso che fa della rete metallica, della base di legno che sembra una lastra metallica e come le unisce, rimanda molto alla ricerca di Kounellis, ma con l'inserimento delle mani mozzate, ma viventi, ricorda altri artisti della stessa arte povera, ma in più , nel suo trittico, si sente quel desiderio di rendere tutto ben chiaro e allora si avvicina anche a quella scultura neo-realista che molte delle piazze italiane hanno in ricordo di guerre o stragi. In special modo quelle sculture degli anni cinquanta che quasi tutte erano in bronzo scuro proprio per esaltarne la drammaticità dell'evento, ad esempio, opere dello scultore Antonio Berti, oppure Libero Andreotti, o altri che già durante il fascismo, usando un'eccessiva retorica, glorificavano i caduti della prima guerra mondiale. Ma esiste altro nel suo lavoro. Ho parlato del realismo, certo è più pittorico, ma se si osservano certe pitture di Guttuso, di Pizzinato, si vedrà espressa quella stessa drammaticità che esiste nella plasticità delle sue mani: sono mani che parlano, chiedono e si incamminano recluse verso uno sterminio possibile...una strage innocente.

Natività
Il richiamo va tutto verso la cultura pop. Si sente molto tutta la ricerca di un artista come Enrico Baj, del movimento Flussus, del New-dada e di molte espressioni dell'arte concettuale degli anni 60-70, da Emilio Isgrò, Mirella Bentivoglio, fino ad espressioni più ricercate e pittoricamente più vicine all’autore, come la Trans-avanguardia, ad es. Enzo Cucchi, Clemente, o il misticismo arcaico di un Sandro Chia, ma non si deve dimenticare tutto il movimento Dadaista dei primi del 900. Ma la sua ricerca aggiunge altro. Nel lavoro che chiama Natività è evidente il richiamo a tutte quelle classificazioni del soggetto espresso, ma con molto garbo e sapienza, lascia che certi elementi del passato diventino sostegno espressivo per la sua, sue raffigurazioni. L'uso della citazione fotografica e in più con l'aggiunta di un vero e proprio ornamento cromatico effettuato con altri elementi, danno una possibile e diversa interpretazione. Questa nasce dal dettaglio, dal frammento compositivo, dove una visione platonica si scambia con una bizzantina e dove una barocca diventa iconografia popolare. La stessa postura e il volto ricomposto di Maria è puramente iconografia medievale e la veste azzurra (stereotipo di tutte le Marie) è da lui ricomposta con viraggi monocromatici di tante persone fotografate in azioni diverse, come a significare il corpo umano, in senso di umanità.
Nel primo lato del trittico la fusione concettuale-storico-iconografica è chiara e speculare al senso stesso che lui da alla figura-altra della donna. Non solo, inserisce il soffio divino, ma lo ricerca in un quadro di Botticelli dove il divino era pagano, traendo una forte suggestione e non solo , trascina il tutto verso una forma elicoidale tipica della scultura Michelangiolesca e barocca per poi infilare il tutto in una serie di collage fotografici dove “l'imbuto concettuale” che costruisce, entra in una vera prospettiva rinascimentale: il punto di fuga nasce dalla bocca di una modella per diventare strada e attesa, e questo lo indica, anzi vuole renderlo esplicito con una freccia bianca in fondo azzurro. Come dire; da lì parte, ma sopra ha tutto il resto e forse è lì che dobbiamo andare, in bocca... E' una visione molto manieristica, mi vengono in mente certe pitture del Pontormo o del rosso Fiorentino. Passando all'altro lato, qui la visione è celestiale, o meglio è completamente spaziale, infatti l'angelo domina e lascia cadere petali, numeri e parole come a significare la voce, il verbo che da vita al figlio. Interessante è la sua scelta: non un bambino, ma tre, padre, figlio e spirito santo. Visione ecclesiale, ma fortemente intrisa di percorso iconografico e storico, dando così luce all'oscurità di fondo che usa in tutte e tre le tavole. La centralità del trittico è la parte più forte, è colma di citazione e di espressività Medievali, ma ha anche un carattere ironico-simbolico; la scelta di dare espressione con tanti sorrisi di bocche chiuse è un “bacio” surrealista , dove la concentricità dell'oro nell'aureola, può far carpire il soffio delicato di una madre.
Una vera “pala” dove il segno è significante e dove il valore iconografico si pone di-fronte, come una maternità avvenuta in perpetuo distacco dal suo stesso avvenimento.

Sabat Mater
Anche in questo lavoro è evidente la sua tritticità, e in un certo senso lo adempie la sua forma pittorica, in accoppiata, per stile, con la Natività; l’autore lascia che un elemento materico unisca tutti e tre gli spazi come a cercare un centro obbligato, un qualcosa che ci fa tornare all'abisso. Infatti calca tutte e tre le tavole con fotografie-documentarie di immagini stereotipate (lo fa volontariamente) per dividere i due spazi-potere. Da una parte il perbenismo, il male, le multinazionali, la politica e tutto quello che rappresenta la simbologia del maligno, dall'altra , usando un segno tipico della condanna nei circhi dell'impero romano, la totale flagellazione di un inferno sociale e nascondendo dietro al pollice della mano una maternità naturale, primitiva, sanguigna e dolente, arresa alla sua castigazione di essere relitto dell'occidente, o peggio carne da macello per ogni opportunità. Ecco questi sono i due estremi. Al centro e nel centro c'è un vuoto, un varco, una fessura abissale, quasi un tunnel dove non si vede il termine e tutto intorno un ellisse rosso-carne che sembra che si alimenti di entrambe le situazioni: il male e i suoi effetti.
Questo magma rosso è unicellulare, ha piccoli tentacoli, come se si servisse di essi per nutrirsi e dall'altra si lascia sciogliere per ricoprire di sangue ogni storia . E' una cellula mortale dove ogni accesso è invalicabile e se riesci a salirci sopra puoi finire nel tunnel-abisso. Letto così sembra senza salvezza, ma l’autore aggiunge elementi che potrebbero darci speranza. Sulla mano demolitrice c'è un bimbo che agisce e implora forza, al vertice del magma rosso, c'è scritto “papa' salvami” e nel fondo appena evidente una falce e martello. Questi tre elementi rappresentano salvezza se presi nella loro purezza e importanza; un bimbo, un padre, uno spirito.
I riferimenti per questo lavoro vanno tutti in quella ricerca della Pop art Italiana e ancora a quei linguaggi di realismo concettuale che molto si sviluppò in Italia, negli Stati Uniti e in Germania.

MadreDonna - testo a cura di Sandro Iovine

"S'i' fosse foco, arderei 'l mondo; s' i' fosse vento, lo tempesterei; s'i' fosse acqua, i' l'annegherei; s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo" e s'i fosse critico d'arte invocherei i nomi che han fatto la storia dell'arte occidentale per descrivere un lavoro che spazia sincreticamente all'interno di un arco temporale che dal medioevo lambisce i giorni nostri. L'immersione nella riflessione sul contemporaneo non può infatti prescindere dal portato storico che emerge iconicamente nella contaminazione formale che si rifà a canoni consolidati, ancorché non accettati in modo passivo. Il concetto, traslato, si ritrova esplicitato nella lingua giapponese dal kanji (carattere cinese) con cui si scrive la parola ima che esprime il temporale di ora, adesso. Questo ideogramma (definizione in verità non del tutto propria) si presenta nella parte superiore come una specie di tettoia al di sotto della quale altri due segni rappresentano l'accumularsi delle cose al trascorrere del tempo. Ovvero: il momento attuale è la risultante della somma di tutti quelli che l'hanno preceduto. Trasferendo con la debita flessibilità il concetto al gesto creativo, esso non può che presentarsi come la somma delle conoscenze, specifiche e non, accumulate dall'autore nel corso della propria esistenza.
Emergono quindi con chiarezza nelle opere i riflessi di un'arte medieovale di stampo religioso emulata e al tempo stesso contaminata da influenze di matrice Pop fuse qua e là in collage di immagini dall'impianto documentaristico. E ancora sentori di arte povera e vaghi accenni al ready made, perfino associazioni che potrebbero (pur non essendolo) rimandare a produzioni seriali pervase di inquietudini nere mutuate da un panorama di espressione visiva contemporanea. Infine immagini destinate a perdersi in trasparenze cariche di promesse di una visione che si espanda oltre la superficie dell'opera, ma nei fatti fisicamente negata. Legno e oro dal sapere medieovale convivono a fianco di reti metalliche e lastre di plexiglass.
Sullo sfondo una formazione culturale, quella dell'autore, che risente, inevitabilmente (e a dispetto delle eventuali convinzioni personali) di un'impronta legata alla religione. Un'influenza che contamina fortemente la progettualità del lavoro e che passa attraverso le scansioni create sulla base di una figura femminile altamente simbolica per la cultura occidentale, quella della Madonna. Proprio la sua esistenza a cavallo tra storia e fede, riassume in cinque momenti che esprimono non la simbologia conclamata, con il relativo portato di intenzioni e convincimenti, quanto piuttosto una contemporaneità che si muove all'interno del tempo attraverso una ciclicità che consente riletture continue dei segni scelti dall'autore. II significante, in perenne fluttuazione rispetto al significato, genera un processo cinetico che costringe la coscienza a uscire dal proprio stato di torpore intellettuale, costringendola ad accettare l'ineluttabilità del moto.
Nell'ambito di questo processo è uno spazio di indefinitezza che definisce il senso del gesto artistico che ha mosso la creazione delle opere. Le cinque tappe della biografia mariana sono il pretesto attraverso il quale l'autore mette in discussione il contemporaneo stimolando la riflessione su di esso senza la volontà di offrire allo spettatore una risposta che potrebbe anche non esserci in assoluto. Il fine è promuovere un rallentamento del vortice quotidiano in cui ognuno di noi è costantemente immerso, finalizzando il cambio di velocità alla produzione di quello stimolo indispensabile per raggiungere una dimensione di confronto proattivo rispetto alla contemporaneità. Avviare l'indagine dei singoli spettatori, come riflesso della propria ricerca è quindi la finalità sulla quale si esercita la dimensione speculativa del lavoro. I frammenti che compongono le singole opere, agendo come rimandi non auto-conclusivi generano infatti la consapevolezza di quella coscienza che è costretta a scendere in campo nel tentativo di ricostruire le parti mancanti di quell'ipotetico puzzle composto da frammenti che si ispirano al passato per raccontare l'oggi. La Madonna (emblematicamente ponte tra l'umanità della procreazione, tramite della continuità della nostra esistenza come specie, e il divino che da essa si genera) non ha bisogno di essere esplicitata. È sufficiente alludervi per completare l'avviamento del processo. Sarà il vissuto individuale dello spettatore che, fondendosi con quello proposto dall'autore, farà il resto. Nella speranza che, in questo modo, più che trovare risposte, che forse nemmeno esistono, si acquisisca la consapevolezza di un Esistere, il proprio, composto da un mosaico di frammenti e conoscenze indispensabili per pensare di muoversi con coscienza di sé nel Mondo.

Sandro Iovine

MadreDonna - testo a cura di Lorenzo Ceribelli

Maria viene venerata sotto tanti titoli: in quest’opera di Alek Pierre Maria emerge come «Madre dell’umanità». È un tutt’uno: la Madre che si “perde” nei figli e i figli che si “perdono” nella Madre.
Nella singolare visione dell’annunciazione, l’autore stravolge la simbologia classica dove l’angelo è sempre rappresentato solenne, serio ma pacato, in quanto latore di un messaggio di salvezza destinato all’umanità. Giustamente Alek Pierre, nel contestualizzare l’annuncio al giorno d’oggi, mette risalto quello che i media annunciano tutti i giorni: morte, distruzione, catastrofi… mi riporta immediatamente al secondo annuncio avuto da Maria da parte di Simeone al tempio: «una spada ti trafiggerà l’anima».
Nella moltitudine di impronte lasciate dalla folla emergono le orme di due piedi nudi dorati: quale migliore rappresentazione del «ha guardato all’umiltà della sua serva, d’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata»? Quei piedi nudi, in mezzo a tante scarpe, segno di povertà, richiamano un’altra donna umile, Bernadette Soubiroux, che nel testamento spirituale ha scritto: «grazie per la mia ignoranza e per la mia stupidità, perché se ci fosse stata sulla terra una bambina più stupida di me, avresti scelto quella…»
È nel trittico della natività che più emerge la maternità di Maria che genera l’umanità intera: il forte contrasto tra l’oro e il blu, fra la grande aureola con il titolo “Madre di Dio” e le masse intruppate negli eventi storici più tragici, raffigurano i due aspetti del parto, il grande dolore fisico e la gioia immensa della nascita del figlio. L’umanità trova in Maria la speranza di salvezza: quel Figlio che le esce dal ventre…
La fuga in Egitto è di un’attualità sconvolgente, solo che ora la direzione della fuga è esattamente all’opposto di quella narrata nel vangelo di Matteo. Fa pensare che anche Maria e Gesù sono stati “migranti”!
Il rosso che campeggia nello Stabat Mater non riesce a far passare in secondo piano la voragine centrale: inghiotte tutto, anche il sangue. In quello stare sotto la croce, impotente, impossibilitata ad aiutare il figlio adorato, Maria diventa corredentrice e in quel preciso istante diventa madre nostra: «donna ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre». Al grido di Cristo in croce fa eco il silenzio della Madre, della Donna: lì tutto viene inghiottito, tutto!

Lorenzo Ceribelli

Madre Donna - Mostra Personale - 2015, Luglio

Cinque passi cruciali della Madonna per descrivere la società oggi.
La scelta di Maria rappresenta un principio etico ed un percorso fisico di cui voglio evidenziare la ciclicità nelle diverse epoche storiche.
Non do risposte. Faccio delle constatazioni, cerco di rappresentare la realtà attraverso una visione, a tratti, surrealista e contemporanea; e scelgo questa metodologia per evidenziare la confusione che regna oggi più che mai all’interno della società. Sarà a momenti chiaro a momenti disordinato, forse lascerà qualche sensazione inspiegabile, o forse rimarrà uno sguardo senza emozione.
Questo lavoro al di là del suo significato intrinseco, è un processo evolutivo lasciato all’interpretazione soggettiva. La sua “indefinizione” ne certifica la natura di processo in divenire. Non è stato definito esattamente come non lo sono gli eventi di cui narra. La sua vera vita sta nella possibilità di cambiare. E’ questa la fase di massima espressione, un input alla libera interpretazione.
Quello che ho scoperto approcciandomi a questo tipo di arte è la meraviglia degli strumenti di cui ci avvaliamo che non sono mai presenti ma restano il mezzo primario che ci porta alla realizzazione del “quadro” finito. Ho immaginato tante volte Van Gogh davanti alla sua tela quando ancora era bianca, a quante volte ha spostato lo sguardo dal soggetto alla tela, a quale fosse il punto preciso dove ha cominciato e quello in cui ha terminato. Immaginiamoci di poter sentire ancora l’odore di quella vernice o vedere il pennello ancora intinto. Lavorare in mezzo a queste sensazioni muta il corso di quel che si fa e non voglio che sia solo un contorno, voglio che sia presente almeno nell’allestimento, in modo che possiate immedesimarvi negli otto mesi che ho trascorso dentro questo progetto.
L’avanzamento prevede un’ interazione coi quadri di tipo visivo ed olfattivo. La Madonna viene rappresentata con l’utilizzo della “Sineddoche”. Non sarà interamente visibile ma solo percepibile/intuibile attraverso l’occhio, la bocca, le mani, le orme e lo scheletro.

Cinque trittici per un totale di 15 pale di cui 3 in plexiglas e 12 in legno.

I passi discussi sono in ordine biblico;

Annunciazione
Magnificat
Natività
Fuga in Egitto
Stabat Mater

considerazioni sul lavoro

Duophenia - un clochard si immagina ricco.

(…) Ho scelto la fotografia pubblicitaria/editoriale di moda perchè vedevo in essa il veicolo per rappresentare quello che sento. Amo la fotografia per svariate ragioni ma ancor più amo la possibilità che mi dà di ricreare delle situazioni in cui le persone possano immedesimarsi. Mi piace creare la giusta atmosfera. Emozionare tramite la luce. Dimostrare che i miei studi su di essa hanno nella pratica un forte impatto sulle sensazioni umane. Giro il mondo in cerca di ispirazione intrufolandomi nell’arte, nella natura e vagando tra le "edificazioni" cercando di comprenderne le motivazioni e gli intenti che ci hanno portato ad essere oggi quel che siamo.

Detto questo, in ciò che faccio voglio essere il migliore, o uno “dei” se proprio il talento e l’intraprendenza non dovessero aiutarmi. Metto anima e corpo quando devo raccontare una storia, non dormo la notte da quanto mi coinvolge e mi dà adrenalina. Se vengo scelto per scattare un servizio editoriale, il cui investimento è mio, ho la “umile” pretesa che il redattore voglia la mia visione personale sulla tematica da lui lanciata, ergo non deve “guidarmi” (forzarmi) a scattare ciò che vuole lui, con la luce e le inquadrature scelte da lui, idem per il casting, senza darmi minimamente la possibilità di esprimermi; ma ancor peggio non deve far sopra-illustrare le mie immagini senza la mia previa approvazione e mandare in stampa in giro per il mondo un servizio di MERDA col mio nome, quindi che non mi rappresenta, da monte a valle.
Così scarsa l’attenzione riposta su di me (mezzo per un loro fine) che mi hanno bloccato su una delle correnti artistiche che preferisco, per la quale avrei, probabilmente, sviluppato qualcosa di interessante. Il risultato è un servizio senza senso che non ha alcuna attinenza col tema che tratta e soprattutto NON E’ MIO.

Da oggi cambio approccio. Non perdo più tempo per gli incompetenti.
Questo mondo esageratamente superficiale, di persone convinte di dettare legge sul gusto, che parlano parlano parlano DI NIENTE, mi annoiano. La mia non è neanche più rabbia, è noia. Sono annoiato. Si pensa di far arte ma girano più porcherie che emozioni. Se mi diceste “fai una porcheria?” allora avrebbe senso e vi farei la migliore delle porcherie, ma non chiamatela arte, non chiamatela bellezza. Chiamatela col suo nome; Porcheria.
La triste realtà è che il mio servizio non posso neanche chiamarlo così. Ne sarei fiero altrimenti.

l’Irrealismo. Eccolo. Questo.

Io torno alla mia vita, alla ricerca personale.
Gli altri continuino a postare la foto del biglietto della sfilata, e perdere tempo a pubblicare su instagram tutti i look (cui pensano già in maniera più dettagliata gli addetti ai lavori), anzi che guardare l’abito carpendone la mobilità, la morbidezza, la rigidità, la praticità, il colore....
Non si ha più la percezione di tutto ciò, non si va ad uno show, ma si vive il proprio show.
..allora buona visione per chi ha voglia di guardare.
Ma nel frattempo sfugge ogni cosa. La cosa reale.

Sopra potete guardare l'impaginato (di cui non ho ancora il pdf in alta dopo mesi e mesi) con le illustrazioni (di cui ancora non conosco il grafico), e le foto scattate da me.

ps. Preciso che il lavoro della stylist è ineccepibile come sempre, ha un gusto ed una creatività sopra le righe, mi congratulo con lei e puntualizzo che lavorare insieme è per me sempre fonte di piacere.

Almatex

Raccagni nel 2008 acquisisce Almatex.

Dalle sinergie tra le due aziende entrambe improntate all’alta qualità e alla ricerca nasce un’offerta ampia di prodotti qualitativamente ineccepibili.

1972. fondazione della Almatex.

1980. Almatex negli anni ‘80 sceglie di puntare sulla qualità abbandonando il settore dei prodotti standard per concentrarsi su una produzione più evoluta e sofisticata, all’altezza delle crescenti esigenze del mercato di alta gamma.

1990. Almatex inaugura un servizio di studio grafico e prototipia personalizzato, in grado di sviluppare rapidamente proposte e prototipi.

Oggi. Almatex impiega materiali di prima qualità e tecniche di lavorazione sofisticate. L’attenzione al dettaglio, ai materiali, alla funzionalità e la capacità di sviluppare soluzioni tecnologicamente avanzate fanno di Almatex un riferimento sul mercato del tessile.

Raccagni Group

http://www.raccagni.com/main.php

1983. Nasce la Raccagni.

La scelta di produrre chiusure lampo di qualità e un’innovativa flessibilità si sono dimostrate da subito caratteristiche vincenti.

2000. La Raccagni inaugura una nuova sede dotata di macchinari tecnicamente avanzati. Al tempo stesso viene potenziata l’organizzazione aziendale per rendere più efficienti e fluide tutte le fasi produttive.

2003. Nasce la Super R, la chiusura lampo che racchiude in se il meglio della cura artigianale e della tecnica industriale.

2008. Il piano strategico di crescita della Raccagni si arricchisce con l’acquisizione di Almatex, partner perfetto per potenziare ulteriormente l’offerta di prodotti.

Le Sette Opere di Misericordia - DREW, Autumn-Winter 2013/14

LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA - ALEK PIERRE

Ho interpretato il tema Religioso più come dedizione verso qualcosa o qualcuno invece
che in senso strettamente letterale e tematico.
Ho voluto mettere insieme critiche ed elogi verso la società odierna, e verso il singolo
attraverso una struttura circolare collegata dal DO UT DES, inteso sia come il classico
dare per avere in cambio, quindi evidenziando un’atteggiamento opportunista molto
frequente, che nel bisogno dell’essere umano di non sentirsi solo, di avere continui
appoggi emotivi ed incoraggiamenti. Vi sono però due persone, un uomo ed una donna,
che danno senza ricevere a simboleggiare (in senso lato) il sacrificio di DIO per l’umanità,
e gli sforzi di grandi personalità storiche come Madre Teresa di Calcutta o Gandhi, la cui
vita è stata dedicata al prossimo senza nulla trarre per se stessi se non la soddisfazione
ed il piacere di vedere altri sorridere. (Madre Teresa la definiva una diversa forma di
egoismo la sua; trarre piacere nel procurare benessere)
La figura centrale dell’immagine è retta da Narciso, simbolo (in questo caso) di estetica, ed
amore per se stessi. E’ certamente colto nell’atto di specchiarsi, con un aspetto tutt’altro
che fresco e bello, è sofferente, stanco, consumato dal desiderio di aversi e non poterlo
raggiungere, il suo riflesso è al di là, è imprigionato e contornato da tanto sfarzo (a
simboleggiare l’importanza che oggi diamo all’aspetto e l’immagine che supera la
sostanza e la personalità che contraddistinguono gli esseri umani) quella stessa immagine
rappresenta la rottura del cerchio, l’impossibilità di continuità del genere umano, l’idea di
famiglia (estesa ad ogni orientamento sessuale, la mia non è assolutamente una critica
verso l’omosessualità, essendo narciso così definito dalla critica). Narciso è condotto alla
morte, al suicidio. Per me l’atto di riflettersi è corrispondente al gesto di misericordia di
“visitare i carcerati”.
Le persone che pensano solo a se stesse, a raggiungere i propri obiettivi ad ogni costo
finanche scavalcando e/o distruggendo la vita degli altri, creano inevitabilmente danni a
coloro che gli stanno vicino; gli amici si trovano spesso a doversi sobbarcare dei problemi
da loro creati, cercare di porvi rimedio. Questo è un grande gesto di umanità spesso
dimenticato e non riconosciuto, che sfocia inevitabilmente nell’ingratitudine per chi ci sta
vicino. La figura che regge la cornice rappresenta l’Amico, nobile, e pronto a soffrire e
sacrificarsi, regge il peso dell’immagine e le conseguenze da essa generate. è colto
nell’atto di “seppellire i morti”. La figura di un soggetto di colore discute l’importanza storica
di una razza vittima di ingiustizie e sottoposta a schiavitù per secoli. Resa ora nobile
nell’atto descritto.
il suo sacrificio porta delle ferite che vengono pulite da una donna sdraiata a terra a
simboleggiare la figura femminile da sempre sottomessa all’uomo, e colta nel doppio atto
di “curare gli infermi” ed emanciparsi con lo slancio verso l’alto del proprio viso, come
aspirazione a qualcosa di più.
Al centro la figura maschile salda, che da senza ricevere. colto nel duplice atto
misericordioso di “dar da mangiare agli affamati” e “dar da bere agli assetati”.
Un pellegrino è colto nell’atto di “coprire gli ignudi” in senso protettivo verso narciso, verso
il singolo e verso la società. Un tentativo che potrebbe certo interrompere la circolarità ma
non rende meno importante il nostro bisogno di protezione, la necessita di
prendersi cura di qualcuno e dall’altra parte di sentirsi accuditi. Un gesto caritatevole che
simboleggia l’amore, la condivisione, il bisogno di sentirsi importanti per qualcuno, un
modo per dare un senso alla nostra vita.
Ed è qua che la donna riscatta la sua posizione precedentemente descritta, colta nell’atto
di “ospitare i pellegrini”. Una donna salda che agisce per il prossimo senza nulla trarre,
che simboleggia ora la famiglia, l’accoglienza ed il calore umano.
Ringrazio Caravaggio per essere costante fonte di ispirazione per me, non solo nella
rappresentazione ma anche e soprattutto nelle tematiche da lui trattate. il titolo del mio
lavoro è preso dal su omonimo dipinto LE SETTE OPERE DI MISERICORDIA, realizzato
tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607, attualmente conservato al Pio Ponte della
Misericordia di Napoli.
lo sviluppo editoriale di questo lavoro è organizzato nel seguente modo:
immaginate di avere un libro d’arte che vi descrive un opera di qualsiasi autore, nel
descriverla separerà le singole figure per parlarvene.
Cosi ho deciso di mantenere la stessa posa dei modelli ma cambiandogli il look, quindi
avvicinandomi ai singoli soggetti per ritrarli nel loro gesto.
grazie per l’attenzione
Alek Pierre
Le Sette Opere di Misericordia

Terra Santa - Israele

L’esperienza del pellegrinaggio è stata sicuramente formante. La rifarei tale e quale pur avendo il completo distacco dalla chiesa (qualunque essa sia) e le sue tradizioni.
Sono felice di poter rinnovare questo distacco e triste dell’accresciuta paura che ho delle masse, di greggi, per l’appunto, dove si segue incondizionatamente qualcosa o qualcuno “forse” per paura o ignoranza (in alcuni casi) che inevitabilmente sfociano nel fanatismo.
Mi sono costantemente chiesto se la parola di Dio, un dio buono, misericordioso, che professa l’onestà, la pazienza, il rispetto, l’uguaglianza, la tolleranza, l'umiltà.... sia stata veramente compresa e sia giunta nei cuori delle persone.
Con fascino ho osservato le diversità e le tradizioni religiose, ho apprezzato chi ha pregato in un profondo raccoglimento interiore, senza manifestazioni esagerate o finanche ridicole che mai potrebbero attirare l’attenzione di una divinità se non quella di un passante critico come me.
Ho assistito a cori morbosi con persone che si sbattevano per terra, ho visto frati incoraggiare i loro pellegrini nello spaccare la roccia su cui Gesù è passato per portarsene dei cocci a casa, sono stato spinto nella “gara” a chi arriva per primo al sepolcro; ho dovuto nascondere la croce che avevo al collo; ho dovuto ascoltare il rosario ogni volta conclusa la messa quotidiana (dalla quale sono quasi sempre riuscito ad astenermi).
Allora ho pensato a mia nonna, che non poteva più uscire di casa, senza rocce misericordiose, senza potersi inginocchiare sul Golgota, senza la forza di spingere una folla accanita che vuole strusciarsi sulla roccia della natività, e mi sono chiesto se la grazia le sia stata concessa ugualmente, se i suoi peccati siano stati purificati senza aver potuto bagnare i piedi nell’acqua del giordano. La risposta per gli atei è evidente. Quello che spaventa è la risposta del fedele, che esorto ad immedesimarsi in queste persone meno fortunate per rendersi conto che il feticismo, la lotta fisica e la morbosità non portano da nessuna parte, perché tutti siamo “uguali davanti al signore” credo sia sufficiente pregare una volta sul sepolcro, e su ogni altro punto senza togliere spazio a nessuno, senza rendersi belve o litigare, senza deturpare un luogo sacro, perché io RISPETTO anche ciò in cui non credo e mi fa male non essere trattato alla stessa maniera da chi cerca di insegnarmi ad essere una persona “buona e giusta”.
Nell’assistere a queste milioni di preghiere, mi domando ancora una volta quanti abbiamo dedicato un secondo per rendere Grazie, grazie per essere li, grazie per tutto ciò che di buono hanno avuto e grazie per aver potuto godere della meraviglia della natura, del diffondersi della luce, del rumore del vento e del suo accarezzarci la pelle. Non è forse in tutto questo il nostro “DIO”?

qualcuno del mio gruppo avrebbe preferito un viaggio più spirituale e meno turistico. Io mi chiedo perché allora non lo si intraprende da soli? Mi chiedo perché questa spiritualità tanto voluta non la si cerca dentro di se? Io sono andato in Israele per conoscere, per vedere, per sentire, per capire. Il Tempo per la preghiera è senza sosta, si può fare in ogni momento senza limitare gli altri. E’ personale. Scorgo continue contraddizioni. Pur di fare la messa il gruppo ha perso il tramonto su Nazareth, le opere di Chagall e si è visto chiudere le porte di basiliche con storie da raccontare.

Mi sono sentito diverso.
In questo, un nuovo timore mi è balenato alla vista:

L’accettazione incondizionata di qualcosa che in realtà non senti tua!
L’ essere diverso che spaventa. Questo aiuta a capire dall’interno molte dinamiche che hanno costruito la storia, arrecato danni, limitato la libertà, generato repressione, stress e angoscia: mi ricollega alle parole del libro “cigni selvatici” dove non aderire solo nel proprio io al MAOISMO spaventava, si viveva l’ansia del “cosa c’è di sbagliato in me che non riesco ad accettare veramente questi ideali?”
E allora puoi combattere, puoi provare ad esprimere le tue idee sino a farti quasi dare ragione dal silenzio altrui, incapace di avvalorare e motivare le proprie scelte, vai a sbattere contro un muro dove pensi di essere l’unico a rimane scalfito. Rinunci a praticare il tuo pensiero per non soffrire di più che scegliere una vita senza libertà. 

Questi sono solo alcuni pensieri che ho maturato durante un viaggio a mio avviso MERAVIGLIOSO, che chiunque dovrebbe fare; spunti per riflettere, spunti per ispirarsi, spunti per auto-giudicarsi, perché ogni domanda che mi pongo sul prossimo nasce dalla paura che ci sia qualcosa di sbagliato in me.

Quella "dannata" finestra di Jan Saudek

Al di là del suo modo di esprimersi, del suo stile, assolutamente in linea col mio gusto (seppur muovendomi e cercando qualcosa di personale e più moderno), il dettaglio su cui vorrei soffermarmi, è quella "dannata" finestra.

è magnifico come in questo io mi senta un piccolo Saudek (scusate la presunzione), nel gesto più che nella rappresentazione. Mi spiego meglio. Utilizza quel poco che ha a disposizione, valorizza l'ambiente in cui lavora (lo scantinato) cercando di sfruttarlo al massimo, la finestra si ripete, ancora e ancora, ma con scatti diversi gli uni dagli altri (si aggiunge l'unicità della sua opera sopra la cui stampa dipinge con acquarello).
Spesso cerchiamo location, cose o idee... disperandoci, quando la risposta è intorno a noi. Tutto quello che può sembrare inutile, non sfruttabile, in realtà lo è. Eccome se lo è. Basta estrarlo dal suo contesto, immaginarlo diversamente, guardarlo in altro modo, coglierne l'aspetto più interessante.
Certo non dico che sia facile. Ma dico che è.

Il Signor G

..estrapolato dal mio vecchio blog...

MI SVEGLIO IRREQUIETO, sento di doverlo rappresentare in questo modo, un pesce in gabbia, che batte e ribatte quelle pinne per andare su una parete trasparente, al di la della quale vede un mondo sconosciuto, ed ogni cambiamento improvviso ogni spostamento esterno, è uno spavento, una vita di ansia, se vita si può chiamare. cosa succederà domani? cosa accadrà tra un ora, tra un minuto, tra un secondo, Adesso!

I Fiori del Male

realtivo all'omonimo Personal:

Come l'uomo i fiori.

Dalla più scomoda, disagiata condizione può nascere il meglio di se.
non saremo perfetti, avremo qualche foglia recisa... qualcuna morente, qualcuna "ritoccata" , o potremmo non averne proprio, eppure si può sempre essere belli, freschi, e imponenti, come dei fiori strappati dal loro terreno.

Contenuto e contenitore.

Il Sentiero delle Mani

relativo all'omonimo Personal:

Veniamo al mondo, alla vita, ed un faro ci punta subito contro facendoci perdere la percezione dei dintorni, percorriamo incuriositi un sentiero, che ci porta da lei, da lui. Poi l'abbandono. Con sempre meno forze continuiamo a cercare , nella speranza di trovare un modo per non sentirci cosi soli. Nello sforzo ci rinsecchiamo come i rami degli alberi sotto una luce che affievolisce. Cadiamo come foglie. Ed in fin dei conti non siamo mai stati in compagnia di cosi tanta gente.

Accabbadora - Michela Murgia

...estrapolato dal mio vecchio blog...

un genere totalmente diverso rispetto alle mie precedenti letture a tal punto che non posso negare di essermi inceppato ben più di una volta, in un libro in cui in realtà la fluidità non manca, ne i significati profondi ed interessanti sviluppati in poche righe senza fronzoli. Come piace a me.
un avvenire del quale sono in perfetta sintonia.

" niente a Soreni era sbeffeggiato e tenuto ai margini quanto uno stupido, perché se l'astuzia, la forza e l'intelligenza si potevano vincere ad armi pari, la stupidità non aveva peggior nemico di sé stessa, e la sua fondamentale imprevedibilità la rendeva pericolosa negli amici più ancora che nei nemici. "

"non dire mai: di quest' acqua non ne bevo!"

L' Accabadora che ho più vicina si faccia avanti nel momento del bisogno.

Trilogia del ritorno - Fred Uhlman

estrapolato dal mio vecchio blog

Un intenso racconto sui sentimenti di un'amicizia nata in periodo Nazista, in Germania.
Originalissimo svolgimento; la prima parte è tutta raccontata dal punto di vista dell'ebreo, la seconda invece, dal punto di vista dello svevo.
...a volte pensiamo di essere così distanti dalla persona che ammiriamo, senza renderci conto che quella persona prova lo stesso per noi...

" (...) chiese Pompetzki piano.
< Mi ha detto di tornare in Palestina>, gli risposi.
, disse Pompetzki con un sorriso, < ma questo non è un insulto, mio caro Schwarz! E' un buon consiglio, da amico. Sedetevi tutti e due. Se volete battervi, battetevi fuori di qui quando volete. Ma ricordati, Bollacher, che ci vuole pazienza. Presto tutti i nostri problemi saranno risolti. E ora torniamo alla lezione di storia>."

" (...) ho tutto: un appartamento che guarda su Central Park e una casa in campagna, faccio parte di parecchie associazioni ebraiche, e così via. Ma io so come stanno le cose. Non ho mai fatto quel che desideravo fare veramente: scrivere un buon libro ed un'unica bella poesia. In principio mi mancò il coraggio perché non avevo soldi; adesso che ne ho mi manca il coraggio perché sono senza fiducia in me stesso. Quindi nel profondo del mio cuore, mi reputo un fallito."

" (...) La morte cancellava tutto. Alcuni uomini l'affrontano con indifferenza, dicevi, non perchè siano più coraggiosi, ma perchè hanno poca o nessuna immaginazione."

Tecniche di Seduzione Andrea De Carlo

GRAN BELLA STORIA.
Sono esaltato dal finale, un brivido che è durato minuti interi. Qualche riga dalla fine inizi a pensare a mille cose e come possano risolversi in cosi poche righe, perche le vedi sono li, il nero sfuma in bianco…verso la fine del libro. Eppure quella riga finale è il Top. Che meraviglia, Andrea DeCarlo riesce a tenermi inchiodato sui suoi libri come pochi… e toccare tante questioni che mi riguardano nella maniera più fluida che possa esistere con la maturità consolidata che certamente non posso avere io.

Avvicinamento:

“la cosa terribile di una famiglia, o di qualunque storia sedimentata, è questo dare per scontato di esserci. Dare per scontato che uno torni a casa a mangiare, senza nessuna particolare sorpresa né contentezza quando succede. Dare per scontati tutti i gesti che prima sembravano così rari e preziosi . (…) Siamo noi che cerchiamo di fermare le cose che ci piacciono renderle più permanenti e sicure possibile, sottrarle ai pericoli del tempo e delle trasformazioni e dei cambiamenti d’umore. Ed è anche bella l’idea che due persone possano vivere insieme sicure e fiduciose, senza i sospetti e i giochi di contrappeso e i ricatti e le lusinghe fasulle di un rapporto instabile. Però è un idea, e quello che succede in realtà è che ci costruiamo intorno una prigione di certezze reciproche, e intanto le cose che volevamo salvare sono sgusciate fuori tra le sbarre”

Conquista:

(…) “ Per esempio volere quello che non ci danno, non volere quello che ci danno. Inseguire chi ci scappa, scappare da chi ci insegue. Se prendi un bambino è tutto lì. E non c’è nessuna evoluzione, né con l’esperienza, né con l’età né con niente. L’unica cosa che riusciamo a fare è complicare la superficie e inventare degli atteggiamenti, ma il meccanismo rimane lo stesso. Questa specie di regola della bilancia, una parte che sale quando l’altra scende, in modo del tutto automatico ed inevitabile”.

Possesso:

“ (…) Una passione si alimenta di quello che non sai di un’altra persona, molto più che di quello che sai. Se non la conosci e hai qualche elemento di partenza ti puoi immaginare qualsiasi cosa. Sovrapponi le tue fantasie alle zone d’ombra, e se ci sono tante zone d’ombra hai ancora più spazio, puoi farci stare dei sogni interi. Ma il guaio di una passione è che produce molta luce concentrata, è solo questione di tempo prima che rischiari ogni angolo. E di solito non ci trovi più molto, quando l’ombra si è dissolta”.

Abbandono:

be leggetevi il libro. ;)

DI Noi Tre - Andrea De Carlo

estrapolato dal mio vecchio blog...

Un altro Romanzo di DeCarlo che ha assorbito tutto il tempo libero a mia disposizione...
non mi resta ormai che lasciarvi un passo e la copertina senza aggiungere altro.

"... aveva capito una volta per tutte quanto mal sostenuto e mal difeso era il mio desiderio di uno spazio mentale e affettivo separato, e quanto poco ci voleva a farmici rinunciare. Uno chiede all'altro tutta la felicità del mondo, come diceva Misia, e quando scopre che l'altro non è in grado di fornirgliela spontaneamente trova legittimo usare qualunque strumento per ottenerla, minacce o lacrime o porte sbattute o grida o bambini tirati in mezzo. Ho fatto marcia indietro e indietro, ho negato e negato tutto, ho detto che non me ne importava niente di Londra, né di Marco, né di Misia né di nessuno, che mi bastava stare bene con lei e con la bambina. Così non sono andato a trovare il mio migliore amico..."

Due di Due - Andrea De Carlo

" pensavo a quanto le nostre vite erano state diverse in questi anni, e anche simili infondo, due di due possibili percorsi iniziati dallo stesso bivio"

un 'altro libro di cui non posso fare a meno di parlare. trovo che l'autore sia straordinariamente bravo a farlo vivere intensamente, a tal punto che dalla prima pagina all'ultima sembra sia passata una vita, non solo dei protagonisti ma anche del lettore ("leggere allunga la vita" diceva Daniel Pennac), e riesci a percepire il cambiamento di mentalità dei personaggi, la loro maturazione; riesce a trasmettere solitudine e compagnia, felicità e tristezza portando la nostra mente e le nostre emozioni esattamente dove vuole lui e come vuole lui!
Un percorso d'amicizia particolare, sotto un aspetto che non avevo mai preso in considerazione.

vi lascio con passo simpatico e la mia interpretazione di una copertina adeguata.

"si erano spinti in una valletta meravigliosa con un torrente, avevano sistemato la nonna su una sedia pieghevole per farle guardare l'acqua che scorreva. Poi erano andati nel bosco poco lontani a fare l'amore, e quando erano tornati la nonna era morta. Guido ha detto < per il puro piacere estetico, credo, la vista della piccola valle perfetta e il torrente cristallino e lo spazio senza limiti dopo aver guardato solo le pareti dell'ospizio per anni. E non avevamo la minima idea di cosa fare, l'abbiamo sdraiata sul sedile di dietro della macchina e coperta con un sacco a pelo e siamo tornati verso la città per avvertire qualcuno. Ci siamo fermati in un bar a telefonare e quando siamo tornati fuori ci avevano rubato la macchina con dentro la nonna morta>"

La Solitudine dei Numeri Primi - Paolo Giordano

..estrapolato dal mio vecchio blog.

"Un libro meraviglioso, un giorno intenso di lettura e mille pensieri. divorato.
"mezz'ora o un giorno intero non faceva differenza. (...) lo sviluppo della sua percezione spazio temporale si era arrestato ad uno stato pre-cosciente" esattamente ciò che è successo a me... sono sprofondato in quelle righe dimenticando non solo spazio e tempo, ma anche il suono.

... e tra le tante frasi, una che mi è rimasta impressa con più forza è " le scelte si fanno in pochi secondi e si scontano per il tempo restante" certamente ne ero ben consapevole, eppure la sua formula espressiva è di grosso impatto, soprattutto nel secondo periodo. Le scelte si "scontano" suona come un fardello da portarsi addosso con sacrificio e sofferenza, ed il tempo restante che è la vita, improvvisamente sembra essere eterno. Ho sempre pensato che fosse una cazzata la frase "ciò che scegli corrisponde a ciò che in quel momento è meglio per te e ti rende felice" a volte si sceglie per il bene degli altri e non il proprio, ed in ogni caso qualunque scelta affrontiamo comporta una rinuncia e un "se" da trascinarsi addosso tutta la vita.

questa è la copertina, come la vedo e la sento io."

Arance a Colazione

(estrapolato dal mio vecchio blog, scritto molti anni fa)

" Talvolta riapro quella famosa cartella chiamata "foto" dove anni fa decisi di inserire i miei scatti migliori.. quando la fotografia era per me pura e semplice estetica... e scattavo come sentivo, senza nessuna regola, senza tecnica... ormai consapevole che dietro ogni singola foto c'è qualcosa di piu di quello che vediamo... e la spontaneità va progressivamente scomparendo. Forse è per questo che sento il bisogno di riguardare immagini del mio passato, per non perdere mai me stesso...
Oggi ho deciso di condivedere con tutti una delle immagini di quella cartella, che ingenuamente misi nel gruppo Still Life... ora naturalmente sorrido nel proporvela...cosi come l 'ho scattata.. eppure, al di là dei ricordi che suscita, guardandola vedo li dentro molto di me. "